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Commissione II
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« il: Giugno 12, 2008, 10:13:28 » |
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I coordinatori della II Commissione hanno completato l'elaborazione del documento discusso il 28 Maggio. La versione che qui viene proposta tiene conto delle ossevazioni e dei suggerimenti pervenuti (anche dal forum) e lancia un ponte verso alcuni aspetti in un primo tempo appena accennati concernenti lo sviluppo complessivo del territorio pedemontano. La proposta finale è stata rivista alla luce di quanto già promosso a livello governativo, mantenendo però l'impostazione condivisa in commissione.
ALLEANZA DEI DEMOCRATICI
Commissione II: Territorio
DOCUMENTO n. 1 Giugno 2008
Come è oramai noto dagli studi regionali, il Piemonte si colloca a cavallo delle due maggiori assialità dello sviluppo europeo cui corrispondono due direttrici infrastrutturali della rete TEN-T (Trans European Networks) in corso di potenziamento: il corridoio 5 sulla direttrice est-ovest e l’asse n. 24 sulla direttrice nord-sud. Gli enti locali nei loro documenti e piani hanno ben presente le opportunità offerte da questa collocazione, che costituisce un fondamento dei nuovi strumenti di pianificazione e programmazione a scala regionale sia dei documenti programmatici (citiamo Per un nuovo Piano Territoriale Regionale e il Quadro di Riferimento Strutturale) sia del Piano di Coordinamento Territoriale Provinciale e degli Accordi di Programma Quadro fra Enti Locali nonché degli altri piani in corso di elaborazione (il Piano Territoriale Regionale, Piano Regionale della Logistica e il IV Piano Regionale dei Trasporti). L’estensione e integrazione di queste opportunità alla macroregione Alp-Med (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, P.A.C.A. e Rodano-Alpi) può definire un territorio forte e non più di frontiera bensì centrale nel contesto europeo, con Torino e la sua area metropolitana quale polo centrale delle infrastrutture di rete lunga e delle due piattaforme logistiche, quella occidentale definita dall’asse Marsiglia-Lione-Ginevra-nond Europa e quella orientale sull’asse 24, Genova-retroporto alessandrino-interporto di Novara-(Malpensa)- Sempione e/o S. Gottardo-Nord Europa. La nostra Associazione ritiene di dover esprimere un giudizio fortemente positivo sulle prospettive individuate e intende svolgere un’azione di stimolo nei confronti degli “attori” istituzionali, economici, sociali. Con questo primo documento l’Associazione intende fornire un contributo soprattutto per quanto riguarda il polo urbano torinese che riveste, come abbiamo detto, un ruolo centrale nel contesto macroregionale. Occorre in primo luogo sottolineare che questo polo urbano interessa , come è stato ben individuato dal II piano strategico, un’area ben più ampia, che coinvolge il Comune di Torino e gli altri comuni dell’area metropolitana, la Provincia e la Regione. Per quanto riguarda l’assetto del territorio emergono alcune priorità che definiranno il futuro lo sviluppo di tale nodo territoriale: 1. Il sistema delle comunicazioni 2. L’assetto urbano Sono temi strettamente correlati che comporteranno nei prossimi anni una ulteriore trasformazione dell’assetto della città e della regione determinando quella che viene definita dall’Arch. Cagnardi la “nuova rivoluzione urbanistica di Torino”, essendo state la prima quella barocca, la seconda quella napoleonica, la terza quella industriale, la quarta quello del riutilizzo delle ex aree industriali urbane (spine). E’ la rivoluzione dello sviluppo complessivo della città e della regione verso una società terziaria e dei servizi, sebbene connessi alla tradizione e alla vocazione industriale che caratterizza il nostro territorio. Quest’ultima fase ha trovato un momento centrale nell’evento olimpico del 2006. Torino è cambiata non tanto per le strutture olimpiche dirette quanto per gli investimenti nelle infrastrutture (alta velocità TO-NO, spine, Piano del ferro, strade, ecc.) che l’evento olimpico ha catalizzato. Dai dati IRES-Piemonte e dell’”Osservatorio regionale per le infrastrutture e la mobilità” si evince che a fronte dei 2,6 miliardi di euro spesi per le opere olimpiche dirette si sono mobilitati ben 4 milioni di indotto privato, 34,6 miliardi di euro in infrastrutture (aeroportuali, autostradali, stradali e ferroviarie), di cui il 75% nelle ferrovie. E’ stata un’eredità che ha trasformato il territorio non solo cittadino ma anche provinciale e regionale. Oggi questa fase sembra subire un arresto e nonostante la propizia congiuntura politica che vede Regione, Provincia e Torino governate dalla sinistra, si avverte una frammentazione della governance e una caduta della coesione politica interna. Ogni istituzione sembra ritagliarsi uno spazio autonomo d’intervento territoriale e infrastrutturale e una caduta di tensione politica sembra caratterizzare la fase post-olimpica: il Comune con i lavori su corso Marche e i progetti dei grattacieli, la Provincia con la tangenziale Est, la Regione con la TAV. “Non disturbate” il manovratore sembra la nuova, quanto miope, parola d’ordine. La stessa occasione/evento delle celebrazioni del 150 esimo dell’Unità d’Italia è relegata entro la sfera , importante ma insufficiente, della cultura. E’ ora di riprendere l’iniziativa e continuare la rivoluzione urbana e territoriale nella città, nella provincia, nella regione. Per fare questo proponiamo che tutte le “istituzioni sabaude” (Regioni, Province, Capitale regionale e grandi città) che hanno formato il nucleo originario dell’Unità d’Italia, diano luogo ad una iniziativa di Nuovo Risorgimento, per il rilancio del Piemonte, per la riforma della Regione in senso federale, per le infrastrutture. E’ un contributo che deve essere dato non soltanto per il nostro territorio ma per l’intera Italia. Una Italia che 150 anni dopo ha di nuovo bisogno del Piemonte. Per questo chiamiamo i politici e gli amministratori a “volare alto”, a guardare il presente con la lungimiranza dei nostri padri. Da subito si indica allora una Conferenza degli enti locali e si costituisca una struttura per l’integrazione delle infrastrutture in atto, che sono la base su cui rilanciare l’occupazione, lo sviluppo, la crescita del nostro territorio.
1. IL SISTEMA DELLE COMUNICAZIONI In questo processo di trasformazione, i temi rilevanti su cui far sentire la nostra voce non tanto in termini tecnici , ma di indirizzo , di sprone e, perché no, di supporto, sono:
1.1 L’alta velocità Il tracciato Torino – Lione (previsto come TAV), su cui abbiamo letto e visto di tutto e di più: iniziative, presentazione di progetti, controprogetti, (progetto preliminare, progetto LTF, progetto SAS, progetto RTF, progetto gronda Nord,…) perizie, controperizie, (amianto, uranio, dissesto idrogeologico, …) riesumazione di proposte, formazione di tavoli (Commissione Rivalta, Osservatorio tecnico, ecc.), iniziative disparate (comprese le …sommosse popolari). L'uscita dalla Legge Obiettivo del progetto della linea ad Alta Capacità Torino-Lione ha infine riportato l'opera all'interno della procedura ordinaria, al fine di assicurare la più ampia partecipazione delle comunità locali al procedimento autorizzativo. Di fatto, ad oggi, non ci sono delle certezze (di percorso, di finanziamenti, di date), anzi, è stato recentemente presentato ai sindaci della Valle di Susa un nuovo progetto di “interramento della linea ferroviaria” che si sovrappone a quanto già “studiato” finora. E’ ora di fare delle scelte che raccolgano il massimo consenso ma che non snaturino le innovazioni tecniche che in questi anni si sono avute in ambito ferroviario. E’ ora di dire che non esiste una contrapposizione tra chi vuole implementare il ‘trasporto ferroviario’ e chi vuole implementare il ‘trasporto ferroviario moderno’. Le tecnologie ferroviarie hanno in questi anni migliorato i loro vettori (l’ETR500) rendendoli veloci, i loro raggi di curvatura, le possibilità di scavo a bassa quota, ecc.. L’alta velocità è tutto questo, è cioè l’implementazione tecnologica del settore ferroviario, cui non può contrapporsi l’anacronistico e ideologico “sistema ferroviario storico”. Rinnovare il sistema ferroviario passa anche dalla costruzione dell’alta velocità oltre che dall’integrazione (ovvia diremmo noi) con la rete storica e con la mobilità delle merci.
1.2 Corso Marche Il nuovo Corso Marche, già previsto nel Piano Regolatore di Torino del 1959 (Cagnardi), dovrebbe costituire una vera e propria ”tangenziale interna”. E’ ritornato di grande attualità grazie anche al progetto di connessione ferroviaria con la Torino-Lione da un lato e l’interporto di Orbassano dall’altro, nonché dell’impatto con il sistema viario cittadino e della cintura Ovest (vedi anche il previsto Polo Sanitario, quello Universitario ecc.), che comporteà una sostanziale revisione dell’organizzazione del sistema urbano della città. Nel 2005 la progettazione di quest’asse è stata commissionata agli architetti Cagnardi e Gregotti, sfociata in un progetto di massima nel Giugno 2007.
1.3 La tangenziale est. La tangenziale EST di Torino, tornata recentemente alla ribalta dopo anni di stand-by , di cui brevemente ricordiamo lo stato dell’arte: 2. SATAP ed ATIVA hanno costituito una società ad hoc denominata, appunto, Tangenziale EST s.p.a 3. Il percorso previsto è Santena- Brandizzo 4. Il progetto di massima finora sviluppato è di circa 21 Km con 7,5 Km di gallerie 5. Il costo presunto ammonta (a seconda delle fonti) a 500/700 mln. di €, ma non ci sono ancora finanziamenti 6. Finora gli EE.LL. interessati hanno espresso pareri discordanti. Su questa infrastruttura ci sono state finora posizioni discordanti fra gli Enti locali interessati, unitamente alle perplessità di carattere ambientale create dal passaggio di questo tronco ai piedi della collina.
2 L’ASSETTO TERRITORIALE Su questi tre temi, relativi al sistema delle comunicazioni, si innesta la recente discussione sui grattacieli che, a nostro avviso, apre un capitolo nuovo e integrato del disegno urbano della capitale regionale. Dopo il concorso vinto da Fuksas nel 2004/05 per il nuovo palazzo della Regione, il tema grattacieli ha visto via via aggiungersi altri “candidati”: la Torre San Paolo, la torre delle Ferrovie, torre Finmeccanica, solo per citarne alcune.
La città ha espresso pareri discordanti: dal mondo della politica si manifestano diverse posizioni sul tema, idem da quello della cultura e dell’opinione pubblica.
Noi riteniamo che, al di la delle posizioni ideologiche e di “partito preso”, quello dei grattacieli sia un argomento che non vada disgiunto da quattro tematiche importanti e caratterizzanti la futura maglia, la nuova rivoluzione urbana: - quella, ben più ampia, della riqualificazione delle periferie, - quella della sostenibilità ambientale e dell’innovazione tecnologica, - quella della sostenibilità sociale - e infine quella dell’integrazione dei diversi pattern infrastrutturali. Chaim Brown (progettista, fra l’altro, delle Torri Gemelle) dice che “un grattacielo porta una trasformazione radicale”, e ancora “un grattacielo da solo non ha senso; Marco d’Eramo nel suo bellissimo testo “Il maiale e il grattacielo” afferma “…I grattacieli non sono solo un’innovazione tecnica, sono una rivoluzione urbanistica… per quanto i grattacieli siano il simbolo delle metropoli americane, essi mettono in crisi e infine negano l’idea stessa di città, se per città si intende il luogo dove ci si mischia” e ancora “”Il grattacielo introduce e codifica quella divisione delle funzioni urbane che la scuola di Chicago considera il criterio dell’evoluzione delle città”.
2.1 Grattacieli e periferie. Il grattacielo interviene cioè sulla città orientandone in America la specializzazione dello spazio, in Europa per continuarne l’evoluzione. Da qui il binomio grattacieli-periferie. Il grattacielo in quanto evoluzione della città moderna può fare evolvere le sue periferie anonime dandogli struttura, ruolo, specializzazione funzionale e simbolica. Esso tuttavia non ha niente da dire alla città storica europea e pertanto va pensato come un oggetto utile per ridare forma alla parte della città contemporanea, oggi (in tutto il mondo) senza forma: alle periferie. I grattacieli possono diventare degli eventi, dei manufatti, delle opere per ridare luogo ai “non luoghi” che l’architettura contemporanea ha strutturato.
2.2 I grattacieli verdi La seconda condizione che ci sembra importante da proporre alla discussione è il carattere innovativo e ambientale dell’ultima generazione dei “green skyscraper”, dei grattacieli verdi. Non basta mettere dei fiori sui balconi e degli alberi sui terrazzi per fare un green skyscraper, occorre che esso sia autoalimentato, che l’energia prodotta dal grattacielo (soprattutto eolica e solare, vedi ad esempio il Pearl River Tower in costruzione a Guangzhou, in Cina) sia uguale o maggiore di quella che esso consuma. E’ una condizione possibile da integrare con gli sforzi lanciati con gli Stati generali dell’energia “Uniamo le energie”.
2.3 Il grattacielo sostenibile La terza caratteristica è quella della sostenibilità sociale. I grattacieli possono essere la nuova occasione per migliorare i quartieri periferici, per ottimizzarne la mobilità interna e i servizi commerciali e pubblici, per rendere più tranquille e sicure le periferie. Infine i grattacieli sono una occasione per integrare i nuovi centri di servizio, la città della salute di Grugliasco, le nuove facoltà scientifiche, la reggia e il parco di Venaria, la corona verde urbana, la città commerciale che si intende fare nel palazzo del lavoro, il riuso degli spazi vuoti di proprietà del demanio militare con l’invenzione di un nuovo sistema complessivo della città che contempli anche un tessuto commerciale (esercizi di vicinato, ma anche di medie e grandi dimensioni) che colori la città, la faccia vivere, la tenga illuminata e favorisca gli scambi sociali, entro un disegno organico di riqualificazione del tessuto della città contemporanea. Ecco le condizioni di riqualificazione urbana e ambientale che devono costituire la chiave della nuova “rivoluzione torinese e piemontese”. Se Torino 2006 ha riqualificato il centro ora occorre procedere e riqualificare le periferie.
3. CONCLUSIONI: l’integrazione e la governance
In sintesi:
1 – Il progresso, che passa anche attraverso le innovazioni e le trasformazioni dell’ambiente antropizzato, non deve “bypassare” Torino ma, anzi, fare di Torino un modello del disegno urbano. 2 – Le linee di comunicazione ferroviarie e stradali costituiscono l’asse portante della evoluzione della nostra città; 3 – I grattacieli sono una espressione del linguaggio contemporaneo delle città, tuttavia non devono costituire il “prezzemolo” dell’urbanizzazione (come dice Cagnardi), ma devono essere localizzati con criteri che prevedano uno sviluppo armonioso ad integrato dell’ambiente urbano, costruiti con tecnologie assolutamente innovative e con la massima attenzione agli aspetti ambientali ed energetici, nel rispetto del tessuto storico della città (fascia di salvaguardia) e come occasione per migliorarne quello periferico, i servizi, la rete interna.
Quindi occorre che le Istituzioni si muovano di concerto; che Regione, Provincia, Comune di Torino e gli altri Comuni interessati, affrontino questi temi aggregandoli e aggregandosi: non separatamente, come finora ci pare sia stato fatto, affinché il traguardo del 2011 non sia visto soltanto come occasione di “manifestazioni”, (per le quali è stato creato il Comitato Italia 150) e di celebrazioni. Su queste idee chiediamo a tutti di riflettere, suggerire, partecipare, in una parola di “costruire il futuro”. E’ proprio dalla forza dei modelli decisionali, che le Olimpiadi di Torino 2006 hanno messo in evidenza, che occorre ripartire con la definizione concordata tra Regione Provincia e Città di Torino del “ pacchetto” di infrastrutture, a cui sulla base delle precedenti considerazioni assicurare precedenza e finanziamenti. Dal punto di vista attuativo non può certo essere lasciata cadere l’esperienza maturata prima col Toroc, poi con l’Agenzia Torino 2006 e infine con Torino Olimpic Park. Oggi occorre pensare ad un nuovo ente che raccolga le differenti progettualità ed esperienze che stanno emergendo intorno all’Area metropolitana, alla provincia di Torino e alla regione, e si muova verso una integrazione e una programmazione degli interventi. Per questo chiediamo che sia lanciata al più presto una Conferenza degli enti locali indetta da Regione, Provincia, Comune di Torino e Comuni della area metropolitana allargata, per discutere delle forme che può avere tale ente. I compiti di questo ente sono chiari: - canalizzare i diversi tavoli pianificatori presenti sul territorio in un unico tavolo di coordinamento (della Regione, Provincia di Torino, Comune di Torino, dei Comuni interessati dai diversi progetti, della Conferenza della città e dell’area metropolitana, del II piano strategico, dell’Agenzia per la Mobilità metropolitana, dei diversi Progetti territoriali integrati relativi alle infrastrutture, del PTC provinciale, ecc.); - promuovere forme di collaborazione pubblico-privato e raccogliere finanziamenti per le opere a farsi; - definire una progettualità integrata col territorio e delle diverse opere; - promuovere pubbliche iniziative di informazione coinvolgendo non solo gli attori legati all’area metropolitana ma anche realtà più periferiche (ad esempio l’Eporediese o il Pinerolese) che saranno comunque coinvolte nel processo di trasformazione di Torino e del suo hinterland; - formulare un piano di comunicazione in concerto con quanto attivato sul nostro territorio dalla “Struttura di missione” (Governo Prodi, D.P.C.M. in data 15 Giugno 2007) costituita a supporto del “Comitato dei Ministri per il 150 anniversario dell’Unità d’Italia”, - giungere entro il 2011 alla fase esecutiva delle infrastrutture e delle opere più importanti di riqualificazione urbana, - avviarne i cantieri; - farsi carico del monitoraggio sull’avanzamento delle opere appaltate; - informare i cittadini sull’andamento delle stesse e renderne trasparente l’iter mediante la diffusione dei dati caratterizzanti; Torino ed il Piemonte non possono perdere l’occasione fornita dalla scadenza del 2011. Torino 2011 può essere una meta per catalizzare gli sforzi, costruire una “mission” comune, orientare i differenti attori e obiettivi, valorizzare le risorse umane e materiali che in questi anni hanno modificato il volto della Capitale regionale, definire un progetto per la nuova Torino, Provincia, Regione. Il 2011 è alle porte, è ora di muoversi.
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